| ASSOCIAZIONE CULTURALE "ACHERUNTIA" | ||
| VIA UMBERTO I - 85011 - ACERENZA (POTENZA) |
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QUESTO NUMERO DEL NIBBIO E' SCARICABILE ANCHE IN FORMATO ACROBAT (PDF) |
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OTTOBRE 2000 |
IL PELLEGRINO E IL PRINCIPE |
di Canio Pavone |
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di Canio Pavone UNA STORIA CHE SI FA CORTEOdi Maria Antonietta Morlino di Nicola Venosa
LA LINGUA BATTE... OSSIA VIABILITÀ E TRASPORTI IN ALTO BRADANO di Nicola Venosa QUANDO LA RICERCA È VERA PASSIONE E VERA PROFESSIONE
L'ANGOLO DEI GIOCHI MATEMATICI di Pina Chiummiento
AUGURI DI BUON COMPLEANNO A...
di Enzo Sivo |
Quando entrammo nel paese mia moglie ed io, e vedemmo il grande avviso che annunciava "la Festa di San Canio, 25 Maggio" pensai che ci fosse una festa speciale per me. A New York non si trova nessuno chiamato Canio. Tutta la vita mi sentivo un po' strano con questo nome che nessun americano sapeva né pronunciare né scrivere, e adesso tutto ad un tratto eccomi fra i miei tantissimi Canio: il macellaio, il fotografo, il giovane sassofonista, il pecoraio, quello del supermercato, quello del "mu’rrott", il cantante del gruppo rock, il prete del campeggio cattolico, il giovanotto che cammina sui trampoli, il mastro falegname, il chitarrista con gli occhiali, la buon anima che riposa nel cimitero giù, mentre la moglie ancora gli parla dalla torretta, il ragazzo barbuto che mi saluta mentre aspetta la sua ragazza, il vigile che ci trovò alloggiamento, e tantissimi altri di cui non ho ancora avuto il piacere della loro conoscenza. Subito mi resi conto che la festa non era soltanto per noi Canio ma per tutti gli acheruntini che tanto sentono lo spirito del loro patrono. Che piacere essere parte di tutte le attività: accompagnare altri pellegrini durante la novena, seguire dietro la banda di musici mentre girava per le stradine, frequentare la Santa Messa nella storica cattedrale romanica e dopo la processione del simulacro dal centro storico al paese nuovo; di notte godere dello splendore dei fuochi pirotecnici visti dal belvedere della porta di San Canio. Durante i mesi seguenti ci muovevamo con i ritmi quotidiani del paese: la camminata ogni mattina verso il forno, il giornalaio, la lavanderia, i diversi alimentari, il pescivendolo, la signora del vino locale. Dopo il pranzo e il riposino una seconda camminata: al bar per il solito caffè lungo e una chiacchierata con il gioviale barista, poi alla torretta per contemplare la bellezza delle colline lucane con gli olivi, le vigne, i campi di frumento, i greggi di pecore e capre. Scendevamo giù lungo la strada delle cantine in compagnia di farfalle, lucertole e qualche gattino. Poi la terza passeggiata dopo la cena con gli altri cittadini che scendevano e salivano la via principale a braccetto, salutandosi e fermandosi ogni tanto per scambiare quattro parole con i vicini. C’erano anche i momenti speciali come la guida per tutta la cattedrale con delle spiegazioni storiche e artistiche dai periti Tonino e Nicola; le serate di Jazz all’aperto nella piazzetta Saffi; la visita alle scuole pubbliche accompagnati dal preside che ci spiegò la mostra fotografica sulla storia delle lotte del passato in Basilicata per arrivare al presente e le speranze per il futuro. E poi il pranzo in campagna il giorno di ferragosto assieme a una cara famiglia con la lasagna, la carne alla brace, l’anguria e tante altre delizie, intorno a noi mandorli, noci ed altri alberi da frutta. La festa medioevale ad Acerenza è un capolavoro di spettacolo il colmo del nostro soggiorno, organizzato dall’Associazione Culturale "Acheruntia" e realizzata dalla comunità intera. Sono due giorni e due notti di attività medievali: giochi, balli, concerti, mercatini con cibi e vini locali. Finisce la seconda notte con un corteo medioevale di personaggi storici, musici dell’epoca, cavalieri con i loro cavalli. Mi invitarono a partecipare come un principe di Acerenza, e l’onore fu così grande come il piacere. Adesso sì che sono diventato proprio acheruntino. Ho chiuso il cerchio che avevano iniziato i miei antenati lucani quando partirono da queste colline un secolo fa per cercare la loro sorte dall’altro lato dell’oceano, e ritornai io per trovare la continuazione del loro spirito nella vita dei lucani attuali. Il passato ed il presente si stringono la mano, si baciano su ambedue le guance. Il pellegrino e il principe ormai sono uguali.
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