ASSOCIAZIONE CULTURALE "ACHERUNTIA"
VIA UMBERTO I - 85011 -  ACERENZA (POTENZA)

INDICE NIBBIO

HOME PAGE

CORTEO STORICO

CATTEDRALE

COPIA DEL NIBBIO IN FORMATO ACROBAT )PDF) STAMPABILE OPPURE PAGINE SINGOLE

 GIUGNO 2002

UNA NUOVA OPERA D'ARTE IN CATTEDRALE

di

Tonino Giordano

IN QUEL DI GERMANIA

di Nicola Venosa

UNA NUOVA OPERA D'ARTE IN CATTEDRALE

di Tonino Giordano

BORGO ALBERGO

di Raffaele Parrella

UNA FISARMONICA PER L'ASSOCIAZIONE

 

LA MAGIA DELLO SCRIVERE

di Maria Antonietta Morlino

L'ANGOLO DELLA POESIA 

 

CULTURA IN MOVIMENTO

di Maria Lo Russo & Antonietta Viola

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

 

CANTINE APERTE 2002: VEDI COSA BEVI

di Saverio Monaco

AURORA 2001 - A.S. REAL ACERENZA 2° ROUND

di Luigi Pomponio

STORIA DI UNA COMMITTENZA

di Nicola Venosa

LE TAVERNE

di Anna Monaco

Sabato venticinque maggio, festa di San Canio vescovo, patrono della città, l’Arcivescovo di Acerenza Mons. Michele Scandiffio, alla presenza, di autorità religiose, civili, militari e di un gran numero di fedeli, ha presieduto alla cerimonia dello scoprimento e della benedizione della nuova copertura in bronzo dell’antico e prezioso battistero, appartenente alla precedente cattedrale longobarda dell’VIII sec., fatta costruire dal vescovo Leone II (776 – 799) per accogliere degnamente le spoglie del santo martire Canio, già vescovo dell’antica città di Jiuliana nella Cirenaica, morto nella città di Atella Campana, ove aveva predicato il vangelo fino alla fine del III secolo e di lì, dallo stesso Leone, le sante spoglie furono traslate in Acerenza il 25 maggio del 799. La cerimonia è stata accompagnata da alcuni canti previsti dal cerimoniale ed eseguiti dalla Corale Polifonica della Cattedrale.

Il Battistero della Cattedrale, posto nell’absidiola situata nel transetto destro della Cattedrale verso la fine degli anni sessanta, per motivi legati alla liturgia post conciliare, viene finalmente ricollocato nel luogo proprio, dove è rimasto per secoli cioè nella navata sinistra nei pressi del museo del duomo.

L’opera è dello scultore Prof. Armando Marrocco, originario di Galatina nella provincia di Lecce, ma trasferito nel 1963 a Milano, dove vive e lavora. L’artista, autore di numerose e splendide opere in bronzo è molto apprezzato dalla critica nazionale ed internazionale. Numerose sono le sue presenze in rassegne italiane e mondiali, da oltre trent’anni la sua produzione è rivolta soprattutto al sacro e molte sue opere sono perfettamente inserite in cattedrali in Italia e all’estero.

La realizzazione dell’opera non doveva essere solo una pura e semplice, seppur bella, copertura ma, come dice il prof. Cosimo Damiano Fonseca in un suo intervento sul quotidiano Avvenire "si trattava di conciliare nel programma iconografico, che al pari della civiltà per immagini del medioevo, doveva consentire un intelligente percorso di lettura, almeno due esigenze: quella ambientale, tenuto conto della imponente fabbrica entro cui insiste il battistero costituita dall’attuale cattedrale eretta nell’XI secolo in continuità con quella tardo – antica, e il linguaggio storico – artistico che non poteva prescindere da stilemi e forme in sintonia con la mentalità e il gusto di chi si pone oggi in relazione con uno stigma fortemente coinvolgente sul piano teologico ed ecclesiologico. Entro questo duplice registro si è inserito a meraviglia Armando Marrocco".

La copertura del battistero a cono piramidale è formata dalla composizione di otto pannelli a spicchi in bronzo sui quali sono rappresentate scene del vecchio e del nuovo testamento: la creazione, il peccato originale, l’arca di Noè, il sacrificio di Isacco, il passaggio del Mar Rosso, e ancora, l’annunciazione a Maria, la crocifissione del Cristo e la sua resurrezione, mentre sulla cuspide della piramide spicca una colomba simbolo di purezza e di pace. La Cattedrale di Acerenza, scrive ancora il prof. Fonseca, "è un monumento saldamente integrato nella realtà urbana sino ad indicarlo con lo slogan di Città Cattedrale come si legge sulla segnaletica stradale che indirizza attraverso una sequenza di pianori collinari, al vertice del monte nel cuore della Basilicata. Una città cattedrale dove aveva sede, secondo la migliore tradizione cristiana, con il vescovo, l’unico battistero della chiesa locale. E’ giusto, quindi, che a questo segno di alto significato spirituale e liturgico si sia sempre prestato, al pari dell’area sacrale dell’abside, una particolare e doverosa attenzione".