ASSOCIAZIONE CULTURALE "ACHERUNTIA"
VIA UMBERTO I - 85011 -  ACERENZA (POTENZA)

INDICE NIBBIO

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CORTEO STORICO

CATTEDRALE

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 GIUGNO 2002

LE TAVERNE

di

Anna Monaco

IN QUEL DI GERMANIA

di Nicola Venosa

UNA NUOVA OPERA D'ARTE IN CATTEDRALE

di Tonino Giordano

BORGO ALBERGO

di Raffaele Parrella

UNA FISARMONICA PER L'ASSOCIAZIONE

 

LA MAGIA DELLO SCRIVERE

di Maria Antonietta Morlino

L'ANGOLO DELLA POESIA 

 

CULTURA IN MOVIMENTO

di Maria Lo Russo & Antonietta Viola

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

 

CANTINE APERTE 2002: VEDI COSA BEVI

di Saverio Monaco

AURORA 2001 - A.S. REAL ACERENZA 2° ROUND

di Luigi Pomponio

STORIA DI UNA COMMITTENZA

di Nicola Venosa

LE TAVERNE

di Anna Monaco

 
Taverna di Silvio - matrimonio - dicembre 1967Nei tempi antichi o almeno fino a quando le macchine non hanno sostituito gli animali, la gente si spostava da un paese all’altro con asini, muli o cavalli a seconda delle possibilità e delle esigenze. Acerenza era un paese importante oltre che per la sede arcivescovile, perché aveva diversi uffici: la Pretura, il Carcere Mandamentale, l’Ufficio del Registro, il Catasto. Tutti gli abitanti dei comuni limitrofi avevano necessità di sbrigare pratiche presso qualcuno di questi uffici e si recavano, naturalmente, a cavallo dell’animale che possedevano. Per potersi recare negli uffici occorreva lasciare gli animali in un luogo sicuro, parcheggi custoditi erano proprio le Taverne.

Agli inizi del secolo scorso esistevano diverse taverne: una era di Restaino, soprannominato "Mast’Antoni’ la tav’rnar" che aveva tre locali grandi in Via Vittorio Emanuele 3°, nei pressi di Via Cornelio. In uno di questi alloggiavano gli zingari con le famiglie con gli animali, gli altri erano utilizzati anche dagli aviglianesi che venivano a comprare il vino e Restaino faceva anche da mediatore tra i produttori di Acerenza e i compratori forestieri. Maggiormente venivano con i muli e caricavano due o tre barili da trenta litri per ognuno. Per coloro che venivano con i traini, custodiva delle piccole botti da tre/quattro quintali che, poste sui carri venivano riempite dal vino trasportato dalle cantine private con il mulo in due barili di cinquanta litri detti "calitri". Tutto questo è durato fino agli anni quaranta, quando iniziò il trasporto con i camion. Un’altra taverna era quella di Oro Silvio, nella curva dei sedili, lì posteggiavano gli animali, soprattutto coloro che si recavano in Pretura che raggiungevano salendo per " u m’rrott " (rampa Mazzini). Quando negli anni cinquanta persero della loro funzione perché la gente viaggiava in corriere o automobili, il figlio Antonio trasformò la taverna in "sala da ballo" più che altro luogo usato per il festeggiamento dei matrimoni che fino ad allora si svolgevano in abitazioni private. Vi era poi la taverna detta del "Capitolo" gestita da "M’ngocc’ la Tavern" della famiglia Tedone l’ultimo gestore, che ricordo, fu Ernesto "Gradei" detto "T’racannedd". Questa taverna era situata in Via Umberto I nel locale di proprietà della famiglia Grillo Giuseppe, già negozio alimentare "d n’gecch" (Francesca Tedone). Questa taverna comunicava con Via Cairoli nel largo del fontanino detto "d tammun", ricordo ancora quando da bambini spiavamo la gente che passeggiava per la piazza. Le taverne inoltre erano anche luoghi di commercio di prodotti orticoli e nelle giornate invernali gli ambulanti forestieri le utilizzavano anche per la vendita dei loro prodotti (merceria, stoffe ed altro), avvisando la cittadinanza del loro arrivo attraverso i banditori.

L’arrivo delle automobili e dei camion ha segnato la fine del trasporto con gli animali e la chiusura delle taverne, i primi a possedere, in Acerenza, l’autovettura erano appena tre famiglie borghesi: L’avvocato don Canio La Gala, don Domenico Glinni e l’avvocato nonché notaio don Paolo Restaino i quali utilizzavano raramente gli automezzi, mentre nelle tenute di campagna si recavano comunque a dorso di cavallo.