ASSOCIAZIONE CULTURALE "ACHERUNTIA"
VIA UMBERTO I - 85011 -  ACERENZA (POTENZA)

INDICE NIBBIO

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CORTEO STORICO

CATTEDRALE

COPIA DEL NIBBIO IN FORMATO ACROBAT (PDF) STAMPABILE 

 NOVEMBRE 2002

ANATOMIA DI QUATTRO STENDARDI DIPINTI

di

Mara Famularo

PICCOLO ..... 

NON E' BELLO

di Nicola Venosa

EPPUR SI MUOVE ... 

di Mimmo Chiummiento

ANATOMIA DI QUATTRO STENDARDI DIPINTI

di Mara Famularo

IL TEMPO DEI SALUTI

di Canio Montanaro

NOTIZIE ... IN BREVE 

 

L'ANGOLO DELLA POESIA 

 

GUIDA TURISTICA SULL'ALTO BRADANO

 

IN UN TARDO POMERIGGIO D'AGOSTO

di Enzo Sivo

IL VADEMECUM TURISTICO UNPLI

 

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

 

INCONTRO CON L'AUTORE: 

MICHELE  D'ANDRIA

di Donato Pepe

Gli stemmi associati alle quattro porte dell’antica Acerenza sono stati realizzati combinando in modo originale elementi (colori, ripartizioni, motivi, figurazioni) codificati e catalogati dall’araldica. L’araldica è la scienza che studia le insegne nobiliari, i blasoni, distintivo delle famiglie aristocratiche, ma inizialmente semplici segni visivi che in battaglia servivano a far distinguere a chi combatteva il proprio capo, e quindi la propria schiera, dai nemici (l’origine guerriera è testimoniata dall’etimo dell’aggettivo "araldico", il vocabolo fràncone *hariwald, "capo di esercito").

Ripresa dal repertorio araldico più antico è l’impostazione generale di ciascuno stemma:

L’accostamento di due colori soli; il tipo di figurazione, molto semplice e schematica; la forma dello scudo, detta francese mi sembra opportuno riferire, a questo proposito, che la consuetudine araldica di inscrivere le insegne in uno scudo si ricollega all'antica usanza di riportare i simboli del capo proprio sugli scudi con cui si entrava in battaglia). Si è cercato comunque di realizzare una certa varietà nelle quattro composizioni, costruendo ciascuna di esse su un motivo che avesse un andamento particolare, obliquo, a triangolo, a croce o orizzontale.

Ma analizziamo in dettaglio.

L’insegna di Porta Maggiore (l’attuale Porta S. Canio) è costruita sul tagliato merlato (motivo a merli che divide lo scudo trasversalmente) ed integrata con una chiave araldica; lo scopo è quello di suggerire, unitamente a colori intensi quali l'oro ed il nero, l’imponenza e la funzione simbolica di quell’antico ingresso: il merlato si riferisce ad una struttura robusta e fortificata, la chiave (tradizionalmente simbolo delle città) allude al fatto che questa porta conduceva al cuore di Acerenza (per cui varcarla in armi significava averla conquistata).

L’insegna di Porta Venosina (che sorgeva pressappoco nei dintorni del vecchio mulino, e che quindi era rivolta verso Venosa, verso il Vulture e verso occidente) è giocata sul motivo dello scaglione (una sorta di V capovolta) ripetuto sette volte a simboleggiare i monti del Vulture, ed è completata da un sole araldico che, posto sotto lo scaglione centrale, indica il tramonto quale lo si vede da quel punto del paese.

L’insegna di Porta S. Canto (situata in corrispondenza dell’odierno muro rotto) ha come motivo dominante una croce rossa (allusione al martirio del santo) che ripartisce lo scudo in- quattro riquadri. Le lettere contenute in ciascun riquadro, riprese da documenti altomedievali e per questo fortemente irregolari nel tratto, sono le iniziali dell’intestazione dell’antico portale al santo, in latino medievale "Sancto Canioni Episcopo Martyrique", "(dedicato) a San Canio Vescovo e Martire".

L’insegna di Porta Vetrana, o Porta Antica (coincidente con una parte delle antiche mura longobarde e più precisamente con l’odierna zona di S. Sofìa) è costituita da una fortificazione stilizzata - realizzata dalla combinazione del motivo a lambello, un tipo particolare di merlato, con quello della torre araldica - e da due stelle araldiche decorative. La fortificazione è un tentativo di ricreare l’aspetto caratteristico di questo ingresso, il più antico appunto.

Tutto questo lavoro di studio e messa in atto ha avuto più di una motivazione. Rendere più colorate le strade del paese per 1’11 ed il 12 agosto. Raccontare allo spettatore la realtà, ormai estinta, di Acerenza come cittadina dalle quattro porte, e questo attraverso un codice antichissimo quale quello del simbolo. Infine, più ambiziosamente, distogliere per un momento l’attenzione dal tempo presente e concentrarsi su un passato, su una storia da cui si potrebbe imparare molto. Più ambiziosamente, certo. Ma in definitiva questo dovrebbe essere uno degli scopi del corteo.