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| ASSOCIAZIONE CULTURALE "ACHERUNTIA" | ||
| VIA UMBERTO I - 85011 - ACERENZA (POTENZA) |
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NOVEMBRE 2002 |
INCONTRO CON L'AUTORE: MICHELE D'ANDRIA |
di Donato Pepe |
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di Nicola Venosa di Mimmo Chiummiento ANATOMIA DI QUATTRO STENDARDI DIPINTI di Mara Famularo di Canio Montanaro
GUIDA TURISTICA SULL'ALTO BRADANO
IN UN TARDO POMERIGGIO D'AGOSTO di Enzo Sivo
di Donato Pepe |
Non ho mai conosciuto personalmente Michele D’Andria, ho sempre apprezzato la valenza educativa dei suoi scritti ed il suo amore per la natia Acerenza. In una lettera che, nel settembre del 1987, ebbe la cortesia di indirizzare a me definiva affettuosamente gli acheruntini come "il suo popolo". "Michele Scuotri, oltre che mio figlio, questa mattina mi ha riferito i particolari della cerimonia di consegna di una targa , da parte dell’Amm.ne Comunale di Acerenza, a taluni concittadini che continuano ad amare intensamente il proprio paese di nascita. Sono venuto così a conoscenza d’aver lei avuto l’amabilità di parlare di me, ricordandomi con belle parole al mio popolo, pur nella pluridecennale lontananza da esso. Mi scuso per non indicare il suo nome e cognome, non avendone cognizione." Né poté citare il mio nome quando, circa 12 anni prima scriveva una appassionata lettera alla mia classe. Avendo studiato "L’ora del monte Vulture" gli alunni vollero fare una intervista epistolare all’autore e toccarono una corda sensibilissima del suo cuore poeta. La sua risposta fu inserita nella tuttora inedita antologia acheruntina curata dalla scuola elementare. Mi sento onorato di essere nell’ombra uno dei "pini di Porta Pinciana (che) bisbigliano tra loro i versi tuoi e il sole ti illumina lontano". (Un poeta al caffè, da I Canti dell’Ascendismo.) Il nostro autore meriterebbe, come acuto critico di Dante, un posto di rilievo nella bibliografia nazionale e, come storico, uno spazio importante nella storiografia lucana e acheruntina. Il problema è che da noi si cura poco la cultura locale, alcuni la ritengono subcultura affetta da campanilismo provinciale, o addirittura espressione del familismo amorale, etichetta infame con la quale Banfield umiliò ed offese la sensibilità e la cultura lucana negli anni cinquanta. La cultura è l’anima di una comunità. Questa affermazione può apparire insensata se non si riconosce a ciascuna comunità il diritto ad una propria cultura. Un popolo senza una propria anima non ha identità, non vive, non ha un progetto, né può avere un futuro. In quanto educatore mi sento impegnato ad "animare culturalmente" i giovani lucani per renderli capaci di futuro, perché sappiano darsi un progetto di vita nell’ambito delle complesse problematiche del mezzogiorno di Italia. Impegnato in questo compito complesso e delicato avvertivo il bisogno di cercare le radici profonde della cultura e dell’anima lucana. Mi ha molto aiutato lo studio dell’opera di Michele D’Andria, la sua profonda passione per la poesia e per il mito, passione di cui trasudano tutte le sue opere di ricerca storica. Lungo il letto del Bradano, dell’Agri, del Sinni, egli trova le tracce degli antichi miti ed in queste radici profonde e tuttora vitali egli individua i DNA della cultura e della identità lucana. Ma l’intuizione del nostro autore va molto oltre nella teoria e nei canti dell’Ascendismo, dove Michele D’Andria esprime tutta la fecondità del suo pensiero che si fa progetto per le future generazioni. Egli sintetizza in maniera mirabile l’amore, la creatività, la fede, come timone naturalmente orientato verso l’alto, laddove invece l’economia, il mercato, la sfrenata tensione al successo, sono una pesante zavorra che per legge di inerzia trascina verso il basso. "Minerva spira e conducemi Apollo" (Dante, Paradiso, II, 19). La metafora dell’astronauta sotto la suggestione dell’impresa dell’Apollo 11 che scende sulla luna, indica con chiarezza la rivoluzione copernicana proposta dal nostro autore. Non l’amore razionalizzato e sterilizzato dalla scienza, come volevano i positivisti, salverà l’uomo moderno ma la forza della scienza (Minerva spira) orientata dall’amore (conducemi Apollo). In altri termini oggi l’uomo ha bisogno di un supplemento di anima per tenere sotto controllo la strapotere della tecnologia. Questa suggestione del nostro autore ci sembra particolarmente attuale dopo l’11 settembre.
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