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| ASSOCIAZIONE CULTURALE "ACHERUNTIA" | ||
| VIA UMBERTO I - 85011 - ACERENZA (POTENZA) |
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NOVEMBRE 2002 |
PICCOLO ..... NON E' BELLO |
di Nicola Venosa |
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di Nicola Venosa di Mimmo Chiummiento ANATOMIA DI QUATTRO STENDARDI DIPINTI di Mara Famularo di Canio Montanaro
GUIDA TURISTICA SULL'ALTO BRADANO
IN UN TARDO POMERIGGIO D'AGOSTO di Enzo Sivo
di Donato Pepe |
Il dibattito intorno all’argomento dell’articolo "Piccoli, scomodi e maltrattati" di qualche anno fa sulle pagine di questo notiziario, non solo non si è spento ma continua ad essere sempre più vivo e preoccupante in seguito a proposte di legge e statistiche che riguardano in modo particolare i piccoli comuni della nostra regione. "E’ il segno dei tempi, dice lo scrittore R. Nigro, la fuga dalle campagne e dai paesi e la voglia di urbanesimo; di neon, di chiasso, di intasamento da traffico, di caos, di vita spericolata, di formule borghesi quali solo la città sa dare. Quando si parla di lentezza, di riflessione, di silenzio, di antichi rapporti di vicinato, non si fa che evocare un tempo e un mondo ormai sparito o in via di sparizione. Vivere allora in paesi lontani da tutto diventa proibitivo, perché il mondo non ha più una vocazione eremitica". Legambiente ha lanciato l’allarme per cui molti comuni al di sotto dei cinquemila abitanti rischiano di scomparire, nella Basilicata ben 95 su 131, di cui naturalmente anche il nostro, la regione rischia di concentrarsi tra Potenza, Matera, Melfi e metapontino, le aree più a rischio sono quelle montane. I parlamentari Realacci e Molinari hanno presentato una proposta di legge a sostegno dei comuni inferiori a 5.000 abitanti, che prevede interventi concreti a favore di attività economiche, agricole, commerciali, artigianali che contribuiscano a valorizzare il loro patrimonio naturale e storico culturale. Incentivi a favore di coloro che trasferiscono la propria dimora o l’attività per almeno un decennio in uno di questi comuni. Rimborsi alle famiglie che devono sostenere spese scolastiche per i propri figli. Adozione di modalità innovative di erogazione e gestione di servizi non necessariamente collocabili in aree urbane come piccole università, laboratori, musei, infrastrutture sanitarie e sportive, presidi sanitari… . Non sappiamo come finirà questa proposta di legge, intanto continua a prevalere la logica della produttività a tutti i costi per cui finiscono col chiudere tutti i servizi e tutte le piccole realtà sparse sul nostro territorio. Conseguenza diretta è lo spopolamento con chiusura anche di servizi indispensabili quali distributori di benzina, farmacie, sportelli postali o bancari, accorpamento o soppressione di scuole, soppressione di corse di autobus, di stazioni ferroviarie, telefoni pubblici (vedi stazione, centro storico, centro Gala) …. le strade che collegano i piccoli comuni non si costruiscono, non si completano, non si riparano perché il traffico è irrilevante. Effetto di tutto ciò è la fuga di cervelli, l’emigrazione degli ultimi decenni è data dai giovani che completati gli studi superiori partono per quelli universitari per un viaggio senza speranza di ritorno. In una lettera al Direttore di un quotidiano un giovane così si esprimeva "sono un giovane che sta assistendo ad una lenta agonia della propria regione… Un’emorragia che in pochissimo tempo sta costringendo messe di giovani verso il nord in cerca di lavoro. I politici sbandierano ricette per evitare questo, ma è difficile, molto difficile lavorare qui…. presto i centri più interni diventeranno dei fantasmi testimoni di un glorioso passato… eppure abbiamo acqua, petrolio, dei luoghi incantevoli, mete di un turismo che non porta vantaggi. Forse è destino che tutto debba finire, i luoghi della nostra infanzia, di questa terra franosa. Qui tutto è fermo, tutto tace, e presto un treno ci porterà lontano dalle nostre famiglie e da questa Basilicata tanto amata e tanto fragile." Ad Acerenza la gente torna d’estate e ci regala non più di 20 giorni di vivacità, dopo di che anche le case che sono state ben ristrutturate… con i soldi del terremoto, tornano ad essere vuote, le porte chiuse, e le luci spente, ritornando così la cappa della solitudine e dell’abbandono. I politici in genere si vantano di assumere impegni per rendere più civili e fruibili i piccoli comuni, dimostrando il più delle volte di non conoscere affatto le peculiarità e la gente di questi luoghi. Noi auspichiamo ancora una volta che questa proposta non sia solo di vetrina elettorale ma che riesca veramente a rivitalizzare e mettere in moto le realtà locali. Occorre intanto che anche i sindaci, gli Enti sovraccomunali (Province e Comunità Montane) e gli stessi cittadini, in spirito di collaborazione con le associazioni locali, siano più attenti al territorio per aspirare ad una esistenza meno disagiata in questi piccoli comuni.
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