| ASSOCIAZIONE CULTURALE "ACHERUNTIA" | ||
| VIA UMBERTO I - 85011 - ACERENZA (POTENZA) |
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FEBBRAIO 2001 |
NUOVA POLITICA PER LA "NUOVA ECONOMIA" |
di Antonio Famularo |
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di Pina Chiummiento
UN CASTELLO DI OPPORTUNITÀdi Mimmo Chiummiento
CORALE POLIFONICA: bilancio di un biennio
I DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA
LETTERA APERTA AL MAESTRO AMERICO CARAMUTA di Giuseppe Caramuta
NUOVA POLITICA PER LA "NUOVA ECONOMIA" di Antonio Famularo
TRADIZIONI SCOMPARSE: "LU PURCH" di Anna Monaco
AUGURI DI BUON COMPLEANNO A...
di Enzo Sivo |
Ogni giorno ascoltiamo, con curiosità mista ad
inquietudine, annunci di rivoluzionarie trasformazioni, in atto o di
prossima attuazione, che interesseranno la qualità del vivere: dall’economia
(globalizzazione, e-commerce), dalla medicina (genetica, clonazione,
biotecnologie), dall’alimentazione (cibi transgenici), dalla
cultura (e-book o libri elettronici, visite virtuali), alle
comunicazioni (telefonini UMTS, computer molecolari, tv interattiva ad
alta definizione), ai trasporti (treni a levitazione magnetica, auto
ad idrogeno) ed a tanti altri settori che, per brevità, omettiamo di
citare.
Di fronte a queste novità, che riguarderanno l’intera
umanità – a partire come sempre dalle nazioni più ricche - sorgono
legittimi motivi d’incertezza e d’inquietudine perché non sempre le
conquiste del progresso vanno nella giusta direzione ed apportano benefici
collettivi. Ci si domanda, allora, se il progresso sarà sempre in funzione
dell’uomo, se egli sarà sempre al centro degli interessi o se
prevarranno, come purtroppo spesso avviene, cinici scopi utilitaristici
(ricordate la polemica sulla farina animale e il "morbo della mucca
pazza"?), specie da parte delle onnipresenti multinazionali o di altri
preminenti gruppi economici. Quando l’economia non è fondata sul giusto
profitto, ma sfrutta il lavoro minorile e le condizioni disumane di
tanti disgraziati lavoratori con salari di sopravvivenza nei paesi del
sottosviluppo, allora c’è sicuramente qualcosa da cambiare. In molte
(troppe) zone del mondo, la vita diventa una maledizione! Sono problemi e interrogativi che c’interessano da
vicino, perché vi è un fondato timore di vedere l’uomo in condizione di
non poter decidere liberamente il suo futuro e di non avere più la
possibilità di salvaguardare i suoi diritti vitali. Questo discorso non
è accademico, come potrebbe sembrare, ma viene fuori perché già vi
sono dei segnali in cui le ragioni della nuova economia e di un progresso
malamente finalizzato sembrano prevalere sulle umane aspettative del vivere
civile. Le recenti manifestazioni del cosiddetto "popolo
di Seattle" in occasione degli incontri che i "Grandi della
terra" hanno tenuto in diverse parti del mondo sui temi dell’economia
e della politica riguardanti l’esigenza, ormai avvertita, di uno sviluppo
globale, spesso a danno dei più deboli, suscitano seri dubbi sulle
strategie che si intendono adottare e costituiscono un significativo
campanello d’allarme. La gente comune non sempre coglie il senso delle
trasformazioni derivanti dalle mutate condizioni dell’economia mondiale e
delle implicazioni che comportano nella vita di tutti i giorni. Non sempre
avverte che tali cambiamenti, se non opportunamente indirizzati, possono
avere anche ricadute negative. Non ci si rende conto che essi sono
strettamente legati alle diverse finalità che si vogliono raggiungere. Solo una politica che guardi agli interessi della
collettività e dei ceti più deboli potrebbe metterci al riparo dai
pericoli incombenti. Compito primario della politica dovrebbe essere
quello di cercare di assicurare alle popolazioni un tenore di vita sempre
più dignitoso, privilegiando innanzitutto gli aspetti sociali anche a
scapito delle esigenze ragionieristiche degli aspetti puramente economici.
Altri interessi, soprattutto quelli della grande economia (vecchia e nuova),
prevaricano spesso le aspettative dei popoli, adducendo motivi diversi,
solitamente pretestuosi e chiaramente di parte, proprio come avviene in
questi giorni a proposito delle esigenze della globalizzazione. Ed allora ci chiediamo: che mondo stiamo costruendo
per noi e per le nuove generazioni? Dobbiamo assistere impotenti e
rassegnati alla prevalenza delle ragioni di un’economia fondata solo sul
profitto selvaggio su quelle, assai più importanti, della dignità del
vivere? E’ mai plausibile che il progresso stesso possa essere addirittura
indicato come l’ineluttabile prezzo da pagare da parte dell’umanità a
fronte dei benefici derivanti dalle conquiste culturali, scientifiche e
tecnologiche? Nessuna mente razionale può ammetterlo, ma la questione
è attuale e merita un’attenta riflessione da parte di tutti. |
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