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PAROLE
PENSATE
di
Pina Chiummiento
di
Mimmo Chiummiento
CORALE
POLIFONICA: bilancio di un biennio
QUISQUILIE
I
DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA
LETTERA
APERTA AL MAESTRO AMERICO CARAMUTA
di
Giuseppe Caramuta
GIUBILEO
2000
PRESENZE
GIUBILARI
NOTIZIE
IN BREVE
NUOVA
POLITICA PER LA "NUOVA ECONOMIA"
di
Antonio Famularo
LO
SCIOPERO DI ACERENZA
TRADIZIONI
SCOMPARSE: "LU PURCH"
di
Anna Monaco
AUGURI DI
BUON COMPLEANNO A...
AMATA
TERRA
di
Enzo Sivo
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Nei tempi
passati in questo periodo invernale si ammazzavano i maiali e le case erano
piene di lardo e salame appeso che erano la ricchezza e il companatico di
tutti, adesso i giovani abituati con la "fettina", a causa
della "Mucca Pazza" sono terrorizzati e non sanno più cosa
mangiare. Ai nostri tempi tutte le famiglie crescevano il maiale anche due a
seconda delle necessità e delle possibilità delle famiglie. Si comprava il
maialetto l’anno prima che costava meno e si cresceva in casa, si diceva
che era "lu cas’ridd" (salvadanaio). Piano piano faceva
grosso alimentato da granturco, fave e orzo, chi poteva pagare l’affitto
lo teneva anche in stalle altrui, chi non poteva lo teneva in casa e le
donne erano molto attente alle pulizie. Il maiale era tanto importante nell’economia
domestica che quando avevano un figlio capriccioso si usava dire: "avess
cr’sciout nu purch ca m’ungei’lu moss". Erano i primi tempi
di matrimonio, un anno lungo e difficile da passare fu il 1950 quando si
presentò l’opportunità di acquistare un asino, per farlo fummo costretti
a vendere il maiale già cresciuto per 30.000 lire proprio quanto occorreva
per comprare l’asino che serviva per il trasporto ed i tanti lavori
pesanti della campagna. La più bella festa in famiglia si faceva quando si
ammazzava il maiale, s’invitavano i parenti un po’ per aiuto, che era
necessario, ma soprattutto per trascorrere una giornata insieme in allegria.
Del maiale si utilizzava tutto: dalle setole che ne facevano gran uso i
calzolai per fare spazzole, pennelli per il nerofumo (che era il lucido per
le scarpe) e la setola che serviva come ago allo spago per cucire le scarpe;
l’intestino, pulito per bene, si usava per il salame; l’intestino largo
invece veniva riempito di sanguinaccio, lessato in acqua bollente e appeso
insieme al salame, all’occorrenza servito come secondo. Gli uomini erano
impegnati, principalmente, all’uccisione del maiale e alla pulitura, con
acqua bollente, che avveniva in un contenitore di legno (fazzatur).
Successivamente veniva appeso, aperto, liberato di tutte le interiora e
lasciato a raffreddare per un giorno. Tra le due metà si mettevano delle
canne e si stendeva il velo grasso dell‘intestino, si gonfiava il polmone
che insieme al fegato si appendeva da un lato del maiale, si gonfiava la
vescica e si appendeva dall‘altro lato. La prima curiosità all’apertura
del maiale era di controllare con le dita lo spessore del lardo, molto
prezioso per il condimento di tutto l’anno, quello in eccesso si vendeva.
Il giorno dopo si divideva a pezzi, si pestavano 5 – 6 chili di sale
grosso e in un tino di legno si salavano: prosciutti, spalle, pancetta,
lardo ed anche le ossa. Ossa che servivano per la cottura e il condimento
delle verdure. Tutte le parti erano conservate sino alla mietitura mentre il
salame fino alla vendemmia.
Crescere il
maiale comportava sacrifici per un anno, in compenso però tutta la famiglia
si assicurava una ricchezza alimentare per un altro anno.
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