ASSOCIAZIONE CULTURALE "ACHERUNTIA"
VIA UMBERTO I - 85011 -  ACERENZA (POTENZA)

INDICE NIBBIO

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CORTEO STORICO

CATTEDRALE

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 FEBBRAIO 2001

TRADIZIONI SCOMPARSE "LU PURCH"

di Anna Monaco

PAROLE PENSATE

di Pina Chiummiento

 

UN CASTELLO DI OPPORTUNITÀ

di Mimmo Chiummiento

 

CORALE POLIFONICA: bilancio di un biennio 

 

QUISQUILIE

 

I DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA

 

LETTERA APERTA AL MAESTRO AMERICO CARAMUTA

di Giuseppe Caramuta

 

GIUBILEO 2000

PRESENZE GIUBILARI

 

NOTIZIE IN BREVE

 

NUOVA POLITICA PER LA "NUOVA ECONOMIA"

di Antonio Famularo

 

LO SCIOPERO DI ACERENZA

 

TRADIZIONI SCOMPARSE:  "LU PURCH"

di Anna Monaco

 

AUGURI DI BUON COMPLEANNO A...

 

AMATA TERRA

di Enzo Sivo

Nei tempi passati in questo periodo invernale si ammazzavano i maiali e le case erano piene di lardo e salame appeso che erano la ricchezza e il companatico di tutti, adesso i giovani abituati con la "fettina", a causa della "Mucca Pazza" sono terrorizzati e non sanno più cosa mangiare. Ai nostri tempi tutte le famiglie crescevano il maiale anche due a seconda delle necessità e delle possibilità delle famiglie. Si comprava il maialetto l’anno prima che costava meno e si cresceva in casa, si diceva che era "lu cas’ridd" (salvadanaio). Piano piano faceva grosso alimentato da granturco, fave e orzo, chi poteva pagare l’affitto lo teneva anche in stalle altrui, chi non poteva lo teneva in casa e le donne erano molto attente alle pulizie. Il maiale era tanto importante nell’economia domestica che quando avevano un figlio capriccioso si usava dire: "avess cr’sciout nu purch ca m’ungei’lu moss". Erano i primi tempi di matrimonio, un anno lungo e difficile da passare fu il 1950 quando si presentò l’opportunità di acquistare un asino, per farlo fummo costretti a vendere il maiale già cresciuto per 30.000 lire proprio quanto occorreva per comprare l’asino che serviva per il trasporto ed i tanti lavori pesanti della campagna. La più bella festa in famiglia si faceva quando si ammazzava il maiale, s’invitavano i parenti un po’ per aiuto, che era necessario, ma soprattutto per trascorrere una giornata insieme in allegria. Del maiale si utilizzava tutto: dalle setole che ne facevano gran uso i calzolai per fare spazzole, pennelli per il nerofumo (che era il lucido per le scarpe) e la setola che serviva come ago allo spago per cucire le scarpe; l’intestino, pulito per bene, si usava per il salame; l’intestino largo invece veniva riempito di sanguinaccio, lessato in acqua bollente e appeso insieme al salame, all’occorrenza servito come secondo. Gli uomini erano impegnati, principalmente, all’uccisione del maiale e alla pulitura, con acqua bollente, che avveniva in un contenitore di legno (fazzatur). Successivamente veniva appeso, aperto, liberato di tutte le interiora e lasciato a raffreddare per un giorno. Tra le due metà si mettevano delle canne e si stendeva il velo grasso dell‘intestino, si gonfiava il polmone che insieme al fegato si appendeva da un lato del maiale, si gonfiava la vescica e si appendeva dall‘altro lato. La prima curiosità all’apertura del maiale era di controllare con le dita lo spessore del lardo, molto prezioso per il condimento di tutto l’anno, quello in eccesso si vendeva. Il giorno dopo si divideva a pezzi, si pestavano 5 – 6 chili di sale grosso e in un tino di legno si salavano: prosciutti, spalle, pancetta, lardo ed anche le ossa. Ossa che servivano per la cottura e il condimento delle verdure. Tutte le parti erano conservate sino alla mietitura mentre il salame fino alla vendemmia.

Crescere il maiale comportava sacrifici per un anno, in compenso però tutta la famiglia si assicurava una ricchezza alimentare per un altro anno.