ASSOCIAZIONE CULTURALE "ACHERUNTIA"
VIA UMBERTO I - 85011 -  ACERENZA (POTENZA)

INDICE NIBBIO

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CORTEO STORICO

CATTEDRALE

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 FEBBRAIO 2001

LO SCIOPERO DI ACERENZA

PAROLE PENSATE

di Pina Chiummiento

 

UN CASTELLO DI OPPORTUNITÀ

di Mimmo Chiummiento

 

CORALE POLIFONICA: bilancio di un biennio 

 

QUISQUILIE

 

I DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA

 

LETTERA APERTA AL MAESTRO AMERICO CARAMUTA

di Giuseppe Caramuta

 

GIUBILEO 2000

PRESENZE GIUBILARI

 

NOTIZIE IN BREVE

 

NUOVA POLITICA PER LA "NUOVA ECONOMIA"

di Antonio Famularo

 

LO SCIOPERO DI ACERENZA

 

TRADIZIONI SCOMPARSE:  "LU PURCH"

di Anna Monaco

 

AUGURI DI BUON COMPLEANNO A...

 

AMATA TERRA

di Enzo Sivo

Durante la guerra del 15-18, tutti i coltivatori dovevano portare il grano all'ammasso che serviva per le forze armate.

Alla fine del 1918 era finita la guerra e il grano era ancora all'ammasso; girava una voce che il grano dovevano portarlo a Potenza per la popolazione. A sentire questa voce tutte le donne si ribellarono e misero in allarme tutta la cittadinanza, andarono sul campanile a suonare le campane e tutta la popolazione si raccolse al Fossato, la maggioranza donne, vecchi e bambini perché gli uomini giovani erano in guerra. Il maresciallo dei carabinieri con le buone maniere li mandò a casa. La sera dopo verso le cinque si ripete la stessa storia, una donna molto sensibile di nome Caterina Caramuta con una campana di mucca girava tutto il paese per fare il raduno delle donne, si unirono di nuovo al Fossato e sotto l'orologio. La popolazione si raddoppiò e il maresciallo e i carabinieri vennero circondati sotto l'Orologio. Il maresciallo vistosi alle strette condizioni diede ordine di sparare. I carabinieri invece di sparare in aria per intimidire le persone, spararono ad altezza d'uomo a direzione di Via De Cesare e nello sparare colpirono due persone: una morì sul colpo e l’altro dopo quattro giorni. Quella che morì sul colpo era una ragazza di venti anni che si chiamava Rosina Restaino, la notte fu piantonata dai carabinieri e il giorno dopo fu portata alla casa, invece quello che rimase ferito era un uomo anziano che si chiamava Lavinia Antonio. Nel sentir sparare tutti scapparono via dalla paura e rimase tutto calmo. Dopo quattro sere il paese era tutto calmo e tranquillo, di notte venne un camion militare con una squadra di carabinieri e si fermò in mezzo al Fossato; dei carabinieri metà rimasero al camion e gli altri accompagnati da una guardia municipale andarono prendendo tutte le donne più sospette che furono organizzatrici dello sciopero e una o due alla volta le portavano sul camion; in tutto ne prelevarono una quarantina e le portarono al carcere di Potenza, dove le tennero rinchiuse otto giorni, poi le riportarono di nuovo a casa e finì così. Non si sa se i morti furono riconosciuti e se vennero ricompensati. Riguardo allo sciopero composero una canzone, ma nessuno la sa tutta, abbiamo potuto recuperare solo pochi righi, da chi una parola e da chi un'altra.

 

Lo sciopero di Acerenza

È durato una notte e mezza,

hanno fatto la prima avanzata

in mezzo al Fossato.

 

La seconda sera tutti arrabbiati

maresciallo e carabinieri vennero circondati non avendo altro da fa

diede ordine di sparà.

 

Spararono due colpi

tremendi e forti

Antonio rimase ferito

Rosina prese la morte.

 

Parla Nicola Forenza

parla con dolore

"signor maresciallo

non doveva dire Savoia".

 

La parola Savoia era una parola d'ordine militare, veniva usata in guerra quando si doveva andare all'assalto con la baionetta o fare fuoco. Tutte queste notizie le ho apprese da un anziano dell’anno 1897: Canio Cimino. La canzone è molto lunga non ho potuto recuperare altro.

 

Brano tratto da: "Acerenza tra passato e presente" di Antonio Cimino.

Acerenza, GRAPHIS, 2000