Roberto d'Altavilla, detto "il Guiscardo", "l'astuto", nato in Normandia nel 1058, era figlio di Tancredi d'Altavilla, uno tra i primi Normanni a scendere in Italia.
I Normanni, il cui gruppo più importante fu appunto quello degli Altavilla, erano giunti in successive ondate nel Meridione d'Italia, inserendosi abilmente negli strati politici ed economici della società longobarda.

Roberto il Guiscardo scese in Italia nel 1047 per combattere, come mercenario di Guaimario V, principe di Salerno, i Bizantini di Calabria. Morti prima i fratelli Guglielmo, poi Drogone e Umfredo, Roberto usurpò ai nipoti la Puglia e poco dopo stipulò un accordo col pontefice Niccolò II (Melfi, 1059) dal quale ottenne l'investitura dei ducati di Puglia e Calabria e della contea di Sicilia (allora occupata dagli arabi).

Aveva così inizio la politica di alleanza tra la Santa Sede, impegnata in quegli anni nella lotta per le investiture e quindi bisognosa di garantirsi appoggi e tranquillità nel mezzogiorno d'Italia, e i normanni, decisi a legalizzare con titoli derivanti da uno dei poteri universali la propria posizione.
Forte di questa alleanza, Roberto avviò la liberazione della Sicilia dagli Arabi (conquista di Messina, 1061), che fu poi continuata soprattutto dal fratello Ruggero, ma di cui conservò sempre la sovranità, e scacciò definitivamente i Bizantini dal Mezzogiorno (conquista di Bari, 1071).

La reazione bizantina non si fece attendere: l'imperatore Michele Comneno si alleò con Enrico IV di Germania che, invaso lo stato pontificio e catturato papa Gregorio VII, già minacciava i possedimenti normanni.
Roberto, impegnato sul fronte greco, tornò immediatamente in Italia e, riconquistata Roma, liberò il papa ma permise che le sue truppe sottoponessero la città ad uno dei saccheggi più feroci della sua storia.

Ritornato in Grecia, mentre assediava Cefalonia nel 1085, Roberto il Guiscardo morì improvvisamente, lasciando al nipote Ruggero II, padre di Costanza e nonno di Federico II e Guglielmo II, il compito di unificare l'Italia meridionale nel Regnum Siciliae.

Dante cita due volte Roberto il Guiscardo nella Divina Commedia:
- nel XXVIII canto dell'Inferno (13-14) "...con quella che sentio di colpi doglie / per contastare a Ruberto Guiscardo" , riferendosi alle campagne militari condotte contro i Bizantini di Puglia;

- nel XVIII canto del Paradiso (48) "...Poscia trasse Guiglielmo e Rinoardo e 'l duca Gottifredi la mia vista per quella croce, e Ruberto Guiscardo", collocandolo tra gli Spiriti Combattenti per la fede (Cielo V - Marte).

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