Cattedrale

Secondo antiche cronache, l'arcivescovo Arnaldo, il quale aveva rinvenuto le spoglie di S. Canio, nel 1080 avvia la costruzione dell'edificio, sul sito di una precedente chiesa paleocristiana. La nuova cattedrale doveva diventare il simbolo della Chiesa latina sostenuta dalle armi normanne: perciò doveva essere percepibile anche a distanza e stupire per la sua vastità ed imponenza.

Chiesa di San Laviero

La vera chiesa di S. Laviero, di stile romanico e risalente ad epoca paleocristiana (qualcuno dice essere stata la primitiva Cattedrale) era ubicata ove oggi sono i locali che fanno angolo tra via Duomo e Corso Umberto I.
Questa chiesa, data in uso alla fine del '700 alla Confraternita di S. Laviero, fu da essa posseduta pienamente per usucapione sino al 1928. era stata adibita, tra l'altro, a locale per le prove del concerto bandistico e, agli inizi degli anni '20 risultava fatiscente. Volle acquistarla l'avv. Alfonso Saluzzi per integrarne lo spazio nella casa di sua proprietà. La Confraternita fu consenziente. Si oppose, invano, per ben quattro anni, il Capitolo della Cattedrale. Nel 1928, avendo il Tribunale di Potenza dato il via libera per la vendita, il Capitolo firmò il consenso ad alcune condizioni. Tra l'altro, che il titolo della chiesa, cioè San Laviero, fosse conservato. Così il titolo passò alla chiesa del purgatorio, come ancora oggi si chiama la chiesa di San Laviero.
L'attuale chiesa di San Laviero, con ingresso a metà del Corso Umberto I, è inglobata totalmente in un complesso di edifici. Una volta quasi tutto l'isolato, compresa la chiesa, delimitato da via Vittorio Emanuele II, corso Umberto I, via Vittorio Alfieri e via Giacinto Albini, era di proprietà della famiglia La Gala.
La chiesa ha una facciata molto semplice con due finestre ogivali e un campaniletto sulla cuspide. Nell'interno su un altare in marmo è una tela dipinta rappresentante il martirio di San Laniero, di Filippo Donzelli (metà '700). Dell'800 sono una bellissima statua di San Giuseppe e di San Rocco, la Madonna Addolorata. Del 1912 è una riproduzione in buona cartapesta leccese della Madonna di Pompei, offerta dalla famiglia La Gala in ricordo di una loro congiunta morta giovanissima; vi è accanto una grossa treccia dei suoi capelli. Sono inoltre presenti una grande tela di Santa Teresa, proveniente dalla Cattedrale, e un altro grande quadro delle anime del Purgatorio di sconosciuto artista locale.

 

Chiesa di San Vincenzo

chiesetta gentilizia dedicata a San Vincenzo, con cappella sepolcrale della famiglia Gala.
Così come appare oggi, la chiesetta è chiaramente ascrivibile alla fine del '700, riedificata o ristrutturata dal Consigliere Antonio Maria Gala, come cappella gentilizia di famiglia.
Alla base del piccolo campanile a vela sulla facciata è apposto lo stemma della famiglia Gala, di nobili origini. Officiata dal Canonico Monsignor Michele Gala fino alla sua morte, la chiesetta di S. Vincenzo ora appartiene, come tutte le altre proprietà Gala, alla Mensa Arcivescovile che ha l'"obbligo" di gestire il tutto con finalità sociali.
L'interno è una piccola aula con piccolo presbiterio e altare decorato, come tutta la chiesetta, di stucchi barocchi molto sobri e delicati. Troneggia la statua di S. Vincenzo Ferreri. Alle pareti laterali in due piccole nicchie sono le statue di Cristo risorto e di S. Antonio. A sinistra dell'ingresso in una cornice pure barocca è una riproduzione del quadro della Madonna di Pompei. A destra la tomba, con epigrafe in latino, della nobildonna Tancredi, antenata dei Gala, deceduta molto giovane agli inizi dell'800.
Tuttavia, la chiesetta è molto più antica di quanto sembri. Durante i lavori di rifacimento del pavimento e restauro delle strutture, sono emersi degli elementi che farebbero supporre essere la cappella palatina. Infatti, non solo è addossata al castello, ma la tessitura dei muri è simile a quella del castello e sotto il pavimento sono interrate almeno tre grandissime giare per la conservazione delle derrate, del tutto simili a quelle rinvenute sotto il pavimento dei locali attigui del castello. La facciata, abbellita da un piccolissimo sagrato circondato da una graziosa ringhiera in ferro battuto con cancelletto, è di stile vagamente neoclassico, in pietra locale.

Castello Longobardo

Una parte è sede dell'episcopio, parzialmente ricostruito negli anni Cinquanta del XX secolo.
Edificato su un altissimo muro di contenimento alleggerito da archi, il palazzo presenta un loggiato a doppio ordine che contiene al suo interno finestre e balconi dei due piani in cui è articolato.

La parte che rimane del castello presenta i segni evidenti del susseguirsi dei principi dominanti: Longobardi, Normanni, Svevi, Angioini e poi i Ferrillo, i Belmonte, i Pinelli. Di recente sono stati ultimanti i lavori di consolidamento e restauro e, i saloni, saranno destinati a Museo d'Arte Sacra Diocesano. Alcuni ospitano già gli innumerevoli volumi, manoscritti, pergamene e documenti della biclioteca e dell'archivio Arcivescovile.

Portali di Palazzi Gentilizi

Inoltrandosi per le vie del borgo si incontrano antichi palazzi caratterizzati da portali del settecento e dell'ottocento. Molti di questi portali presentano lo stemma delle famiglie proprietarie ed altri dei mascheroni apotropaici, con espressioni di pianto, di riso, di minaccia o di burla per scongiurare il malocchio dei visitatori poco accetti.

Casa contadina

Museo etnografico

 

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