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Nella loro progressiva penetrazione
in Italia meridionale i Normanni seppero adeguarsi alle situazioni
monetarie del luogo, intervenendo su di esse gradualmente. Nell'XI
secolo erano ancora in uso monete bizantine d'oro e di rame; i tarì
di imitazione araba prodotti ad Amalfi e Salerno furono presto in
concorrenza con l'oro bizantino in Puglia.
Le prime monete prodotte
dai Normanni in Italia furono alcuni follari anonimi battuti
verosimilmente in Calabria da Roberto il Guiscardo e Ruggero I ad
imitazione del follis bizantino anonimo di classe c, molto
diffuso nella circolazione meridionale, e tarì e kharrube
anonimi di imitazione araba battuti in Sicilia durante la conquista.
Con la conquista di Amalfi (1073) e Salerno (1076-1077) da parte
di Roberto il Guiscardo, ad Amalfi continuò la produzione
di tarì, che divennero moneta dominante anche a Salerno
dal 1077. La zecca di Salerno continuò la produzione dei
follari.
Le monete di rame di Salerno sono legate tra loro in una catena
di ribattiture: si tratta di monete coniate non su tondelli freschi
ma su monete di rame ritirate dalla circolazione e ribattute con
conii nuovi, dai quali tuttavia affiorano i tipi sottostanti. Tra
i follari del Guiscardo il tipo religioso con la formula
Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat (di uso
tipicamente normanno) risulta ribattuto su varie monete, salernitane
e bizantine, tra cui un follis anonimo di prima classe (circa 1078-1081).
Alla morte del Guiscardo, Ruggero I (fratello di Roberto) procedette
ad una riforma monetaria (1087) volta a dare un aspetto omogeneo
al circolante: furono ritirati i tarì islamici prenormanni
e furono emessi nuovi tipi di tarì, kharrube e follari, caratterizzati
da una croce a forma di T.
Con Ruggero Borsa (figlio di Roberto) ad Amalfi continuò
la produzione di tarì fino alla rivolta del 1096. Tale produzione
riprese nella zecca di Salerno, che produceva già i follari
a suo nome.
Alla morte di Ruggero Borsa l'Italia meridionale era in uno stato
di grave disordine politico e incertezza monetaria. Probabilmente
nel 1120 il duca Guglielmo riordinò la circolazione di rame:
i suoi follari salernitani mostrano un cambiamento di forma e di
modulo e le fonti registrano l'uso sistematico del termine ramesinae
al posto di follares.
La vera riorganizzazione monateria si ebbe con Ruggero II nel 1140:
proibì la circolazione di monete straniere, impose in tutto
il regno il tarì siciliano come moneta unica di riferimento,
lasciando comunque in vita alcune monete di uso locale. La produzione
era concentrata in poche zecche: Palermo produceva tarì siciliani
e tutte le monete argentee; Messina tarì siciliani e follari
per la Sicilia e la Calabria; Salerno i follari per il ducato di
Puglia e tarì di oro basso; Amalfi tarì di oro basso.
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Follaro di Roberto il Guiscardo, raffigurante il busto nimbato
con pastorale e croce sul petto.
I paramenti sacri sono ancora oggi propri delle alte gerarchie ecclesiastiche.
Banco
di Cambio del Follaro
in Corso Umberto I
- Acerenza
per vivere
da Normanni nelle terre del Guiscardo è possibile cambiare il follaro
al seguente tasso:
1
follaro d'oro: 5,00 euro
1
follaro d'argento: 4,00 euro
1
follaro di rame: 3,00 euro
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