DEAMBULATORIO: Percorrendo il deambulatorio si possono notare le semicircolari colonne decorative sormontate da capitelli di una semplicità unica. Qua e là affusti di colonne scanalate, frammenti dell'antico tempio pagano preesistente.

La prima cappella radiale è di San Michele. E' rimasta con tutta la sua opulenta decorazione barocca, come ricordo storico del fatto che alla fine del '600 tutta la Chiesa era stata decorata secondo la moda del tempo. La statua lignea del Santo Arcangelo è della prima metà del '600. L'elegante balaustra di stile rinascimentale con un cancelletto artistico in ferro battuto fu costruita nel 1754 da Mons. Anton Ludovico Antinori. Sull'altare vi sono due statuine lignee, la Madonna e '"Ecce homo", conservate sotto campane di vetro, secondo la moda del XVIII e XIX secolo. A sinistra una statua lignea di San Rocco.

La seconda cappella radiale è di San Mariano, Martire Acheruntino. Sotto l'Altare si conservano le Sue Reliquie, ricognite dell'Arcivescovo Francesco Zunica nel 1782 e di lui portano il sigillo. Nella nicchia vi è una statua lignea secentesca, dorata, fatta modellare dall'Arcivescovo Giovanni Spilla nel 1613, dopo il ritrovamento delle reliquie avvenute il 7 giugno di quell'anno. San Mariano subì il martirio nell'anno 303, sotto il terribile Imperatore Diocleziano, è il Martire della Cristianità Acheruntina. Era Diacono di questa Chiesa. A questo punto è bene dare uno sguardo d'insieme alla navata centrale attraverso il fornice del presbiterio, mettendosi di spalle all'Altare di San Mariano. Si gode un elegante dinamismo di linee curve che si rincorrono dal deambulatorio alla balaustra della cantoria, lungo quelle rette della navata, culminando nel tondo del rosone, sostenuto dalle canne dell'organo.

Proseguendo lungo il deambulatorio si incontra la terza cappella radiale in cui c'è l'altare barocco, anche esso secentesco, del Santo Patrono San Canio. Nella nicchia vi è la statua lignea del Santo, della prima metà del secolo XVII. Il Vescovo Martire è rappresentato seduto su di un trono episcopale, rivestito dei paramenti pontificali. L'opera è impreziosita da ricchi ricami floreali e figure geometriche, evidenziandole i paludamenti liturgici. Essa venne eseguita insieme ad un'altra statua, in argento, ora scomparsa, a mezzo busto, con reliquario sul petto e diciannove pietre preziose sulla mitra pure in argento.

Si conserva invece, nella sacrestia, un altro simulacro del nostro Santo, a mezzo busto, con mitra e pastorale e in atteggiamento benedicente. Questa è assai simile alle statue di San Canio che sono venerate nelle Chiese di Calitri e di Sant'Arpino.

L'altare così come si presenta è in realtà il rivestimento marmoreo operato alla fine del '600 di un altare in pietra certamente più antico, forse quello del 799, l'anno in cui il Santo Vescovo Leone fece trasportare da Atella in Campania le reliquie di San Canio.

L'antico altare in pietra, come si può vedere attraverso l'unica apertura circolare di appena 15 centimetri di diametro, è una specie di sarcofago, sul cui fondo vi é poggiato un bastone ligneo, privo di riccio, lungo circa cm 145 e circa cm. 5 di diametro. Il bastone è nodoso per la sua lunghezza eccetto i primi 10 cm. che sono lisci. Poggia su un piano accidentato e ruvido. Queste sono importanti a sapersi quando si considera un fenomeno mai spiegato e inspiegabile con le leggi della fisica, cioè il fatto che detto bastone si muove spontaneamente per cui a volte è talmente vicino all'apertura da potersi toccare con le dita, altre invece è a metà o in fondo. L'apertura è protetta da una porticina in legno. A destra vi è un'altra porticina lignea, ma è finta; serve solo alla simmetria.

La tradizione, costante dal 799, e avallata lungo i secoli da documenti di Arcivescovi che la ricognizione canonica delle Reliquie, attribuisce il Bastone a San Canio, portato e riposto in Cattedrale insieme al Suo Corpo. Nulla vieta dunque che essa possa essere per il credente un "segno", un richiamo, un dono, uno stimolo.

Purtroppo non si sa dove sia ora il Corpo di San Canio: occultato molto bene durante le invasioni dei Saraceni, per evitarne la profanazione, se ne è persa la memoria del nascondiglio.

A Sinistra della Cappella di San Canio, in una nicchia, vi è un affresco raffigurante la Madonna in Trono con San Francesco e San Girolamo negli stipiti. Purtroppo l'affresco è molto deteriorato a causa della sovrapposizione degli stucchi della decorazione barocca. Inoltre alla Madonna manca quasi completamente la testa, a causa di una finestra aperta nel deambulatorio, quando fu chiusa quella dell'absiodiola, per far posto alla nicchia di San Canio. Di fronte vi è un piccolo affresco raffigurante San Pietro, fatto dipingere da un Canonico Cantore Acheruntino, forse dello stesso autore dell'affresco a fronte.

Percorrendo il deambulatorio si notano altri frammenti di colonne romane scanalate.

L'EDICOLA:

Al termine del deambulatorio vi è il transetto sinistro. Si nota subito la porticina che immette nell'altra torre scalare per accedere ai tetti.

Nella parete di fondo del transetto, l'altare barocco sembra sorreggere l'Edicola del SS. Sacramento, che attraverso decine di simboli scolpiti sulla pietra è un piccolo "trattato" sull'Eucarestia e sulla Messa. L'opera potrebbe essere di Mastro Pietro da Muro Lucano.

Al centro un dipinto su tavola rappresentante la Deposizione, di Antonio Stabile, del 1580 circa.

A sinistra dell'altare vi è una lapide marmorea riproducente un rescritto di Gregorio XIII, dell'8 febbraio 1578, con il quale il Pontefice concede indulgenza speciale per le messe celebrate in onore dei defunti in seguito ad una petizione dell'Arcivescovo Sigismondo Saraceno.

ABSIDE: Per la scalinata che porta al presbiterio, si ammira la bellissima abside, perfettamente orientata ad est, secondo una simbologia medievale: L'altare Maggiore è Cristo, "sole che sorge dall'oriente".

Il Catino, verso il tramonto, si colora di un bellissimo rosa-pallido, per la luce che filtra direttamente dal rosone. Nell'abside vi sono 5 vetrate, volute da Mons. Pecci e realizzate dalla vetreria Pizzirani di Bari negli anni '30, rappresentanti nell'ordine da sinistra San Canio, San Pietro, L'Assunta, San Paolo e San Mariano.

Al centro dell'abside c'è un Crocifisso ligneo di autore ignoto del sec. XVII, dono della Famiglia Vosa. L'opera fu sistemata in seguito nella Cripta, poi nella Cappella dell'Episcopio e finalmente collocato qui nel 1977.

Su una parete in basso a sinistra vi è un affresco rappresentante l'Arc