LE NAVATE:
Completat
o
il giro esterno si entra nella Cattedrale e si rimane stupiti della
"grandiosità nella semplicità".
Ai lati delle porte due acquasantiere marmoree sono sovrastate da lapidi che ricordano i restauri effettuati in epoche diverse. A destra, nella parete di fondo della navata, vi sono due porte a cui si accede da alcuni gradini esterni. La prima immette nel vano del campanile che funge da ripostiglio. La seconda porta, più piccola, immette alla scala a chiocciola che porta al campanile e alla cantoria. Oltre cento gradini portano alla cella campanaria, ove cinque campane formano un concerto molto armonioso. Esse inoltre costituiscono altrettante opere d'arte. Il campanone centrale, dedicato a San Canio, fu fuso ad Acerenza da Girolamo Olita, originario di Vignola (Pignola PZ), ove era nato nel 1787. L'artista fonditore si era trasferito nella nostra città fin dal 1807, in seguito al matrimonio con un'acheruntina. La campana è del 1854, ordinata e finanziata da Mons. Di Macco. Benedetta nel 1855 dal suo successore Mons. Gaetano Rossini, fu elevata nella cella campanaria il 22 maggio 1856. Queste notizie si ricavano da un interessante documento litografico in bianco e nero, incorniciato ed esposto in sacrestia. In esso è descritta la campana di San Canio di cui si danno tutte le dimensioni, mentre si fa il paragone con una famosa campana della Sassonia ed un'altra di S. Pietro in Roma. A sinistra l'autoritratto a mezzo busto di Girolamo Olita, che con la mano destra indica il campanone, tenendo la sinistra nel panciotto. documento piuttosto raro e bello che vale la pena di ammirare. Percorrendo la navata laterale destra si raggiunge il transetto.
Svoltato l'angolo
si trova la porta della sacrestia ove sono custoditi paramenti sacri antichi e
preziosi per il materiale usato e per l'arte profusa da sapienti ed esperti mani
di ricamatrici, spesso Suore di Clausura. Dalla sacrestia si passa nell'Ufficio
Capitolare dove si possono ammirare stemmi lignei, pergamenti, reliquiari, palme
da altare, mitre, sigilli in metallo ed in ceralacca, alcuni molto belli di
epoca angioina, ed altri oggetti antichi.
POLITTICO: Uscendo dalla sacrestia, sulla destra, vi è un
grande polittico, formato da un grande quadro centrale rappresentante la
Madonna del Rosario, circondato da quindici tavole con i Misteri e sormontato da
un timpano con la classica iconografia della SS. Trinità.
Il dipinto, olio su tela, misura m. 3 x 2, datato 1583 è opera di Antonio Stabile. La Madonna in Trono con il Bambino in braccio dona la corona del Rosario a San Domenico. All'altro lato, invece di Santa Caterina da Siena è raffigurato San Tommaso d'Aquino: è un caso più unico che raro e si spiega per il fatto che Sigismondo Saraceno, Arcivescovo dal 1558 al 1585, era studioso e devoto di questo Santo.
Il polittico ha una suntuosa cornice barocca formata da due colonne tortili in legno dorato che sorreggono il timpano e poggiano su due pilastri, alla base dei quali sono dipinti lo stemma di Acerenza e quello dell'Arcivescovo.
In basso, a sinistra del polittico vi è la tomba di Mons. Francesco Antonio Santorio, morto a Miglionico e trasportato qui per disposizione testamentare sua, dal suo successore Mons. Scipione de Tolfa. Sul lato sinistro del transetto, nell'absidiola, è stato sistemato di recente il battistero, prima situato davanti alla porta del museo. E' formata da una colonna scanalata elicoidale, simbolo della Vita Eterna, su cui poggia una grande vasca monolita in porfido. E' coevo della Cattedrale, cioè dell'XI secolo.
Accanto al battistero una porticina immette nella torre scalare che porta ai tetti ed alla cupola.