LA FACCIATA:
Partendo dalla
facciata, immediatamente lo sguardo si posa sull'elegante portale formato da due
colonnine
sorrette da orribili animali che divorano esseri umani. Al di sopra
dei capitelli due sfingi sorreggono sulle spalle un arco giunto a noi mutilo, ma
che doveva essere formato da una teoria di angeli, come appare dai frammenti
alla base dell'arco e da altri conservati.
Molti dicono che questo portale è di stile romanico-pugliese, ma la sua storia è tutta da scrivere e non sarà improbabile accertarne l'origine più antica e magari esemplare dei classici portali pugliesi di Altamura e Bari.
Mancano, sotto le colonnine, i due leoni di pietra che certamente c'erano all'origine: uno è stato messo di recente in cima all'angolo sinistro della facciata, l'altro è stato scoperto, mutilo, ma ancora leggibile, murato all'angolo di una casa di Via Santa Sofia.
Gli stipiti della porta, riccamente scolpiti con motivi
floreali e zoomorfi, potrebbero
essere una composizione con pezzi preesistenti a
questo edificio e comunque tutti da studiare nella loro simbologia.
Tuttavia un
primo significato da una lettura superficiale potrebbe essere questo: gli
animali orribili simboleggiano il male, il peccato, che bisogna, entrando nel
Tempio, lasciare fuori, per ravvivare la vita spirituale ed elevare l'animo a
cose di paradiso, di cui sono simbolo la vegetazione lussureggiante, i
cerbiatti, i pavoni e i cavalli rampanti degli stipiti e gli angeli al di sopra
delle colonnine e dell'archetto mutilo.
Sul portale, al di sotto del rosone, vi è uno stemma in marmo dei Conti Ferrillo, che intorno alla metà del 1.500 fecero restaurare la facciata ed il campanile. Sulla cuspide della facciata vi è una croce marmorea di recente fattura, nel posto dove per secoli fu il busto di Giuliano l'Apostata, venerato come San Canio e ora conservato all'interno.
A sinistra un piccolo portale porta al museo del Duomo. Sulla destra un possente campanile terminante a torre, con belle monofore, una finestra rettangolare e due stemmi: del Cardinale Saraceno e della Città; un terzo stemma,
quello dei Conti Ferrillo, è andato perduto ed è rimasto un vuoto dove prima era posto.
Caratteristici i supporti per le aste delle bandiere ai lati della finestra rettangolare e rinascimentale. Una scritta sotto lo stemma centrale, dice: "Ioannes Michael Saracenus SS R E Presb. Card. Archiep. Acherentin. Erexit. MDLV". cioè "Giovanni Michele Saraceno, della Santa Romana Chiesa Cardinale presbitero, Arcivescovo Acheruntino, eresse nell'anno 1555".
Sotto il cornicione che rasenta la soglia della prima monofora sono incastonate alcune pietre con frammenti di una iscrizione ancora leggibile: sono la firma dell'architetto-costruttore, Mastro Pietro di Muro Lucano.
Su una pietra d'angolo, in alto a destra dello zoccolo del campanile è scolpita la data di costruzione 1554.
Poco più sotto degli stemmi c'è una finestrella quadrata che dà luce al vano sottostante alle celle campanarie e alle scalinate. Ancora più sotto vi è lo spazio vuoto lasciato dalla pietra recante l'iscrizione della dedica di un monumento all'Imperatore Giuliano l'Apostata, anche essa conservata nel museo. Sempre sotto la finestra quadrata due frammenti di sarcofaghi di epoca romana, con figure togate e accanto a detta finestra una pietra sepolcrale cristiana, con una bella croce iscritta in un cerchio. Sul fianco destro un altro frammento di sarcofago romano, con figura togata e amorini, e in alto a destra, sotto il secondo cornicione, il frammento di un'ara sacrificale con testa di bue.
Sulla facciata un bel rosone, rifatto nel 1928 su quello preesistente. Reca tutt'intorno una scritta: "L. Potenza V-I-D-CE Vicario Gener + Acher -Se(P) Se(r) -Met -Vrgente necessitate Proventibus Posito 1601 -Restaur. A.D. 1928". Vale a dire "Lelio Potenza, Dottore in «utroque iure», Vicario Generale Acheruntino, lo ha fatto erigere a sue spese nel 1601 ".
La raggiera, in origine in pietra, è stata ricostruita in ottone nel maggio 94.
Accanto alla Cattedrale vi è il palazzo settecentesco dell'ex-Pretura e Carcere, con bella romanella mediterranea. Esso aiuta a scoprire piano piano il transetto sinistro, possente e delicato, per quell'efflorescenza di licheni, che danno un particolare tono cromatico a quella parte dell'Edificio Sacro, e che cambia colore con le stagioni.
Proseguendo su piazza Glinni, si profilano i meravigliosi bastioni dei transetti e delle absidi, culminanti con la cupola ottagonale, le linee architettoniche rese snelle dalla svettante torre scalare, la fuga di archetti pensili che decorano il perimetro superiore del Sacro Edificio.
Sulla parete che va dalla prima alla terza absidiola sono incastonate quattro colonnine marmoree, che ripetono il motivo decorativo di tutta la parte posteriore della Cattedrale: sono i frammenti dell'antico ciborio della Chiesa Paleocristiana, forse del VI secolo, come dimostra, con un raffronto con i Cibori della Basilica di Ravenna, l'Architetto Rusconi che le scoprì nel 1969.
Tra la seconda e la terza absidiola si nota un arco, il cui ruolo non è stato ancora scoperto; al di sopra vi sono dei monconi di probabili supporti di non si sa che cosa: forse un altro arco o statue.
Proseguendo verso sinistra si scopre l'altra torricella scalare che porta ai tetti e, tramite un bellissimo contrafforte, nello spessore del quale è ricavata una scala esterna che porta all'interno della cupola.